Domani è l’anniversario della nascita di Raffaella: era il 23 maggio del 1961 e verso le 6 del mattino aveva dato i primi segni per uscire dal suo posto sicuro, caldo e tranquillo.
Voleva conoscere questo mondo o siamo stati noi a toglierla dal suo mondo per portarla in questo che troppo spesso ha più i connotati dell’inferno che d’altro?
Quando me la portarono a far vedere erano le 7 del mattino.
Non potrò mai dimenticare quel momento anche se dovevo aprire la farmacia perché tutti presi dai propri bisogni I clienti che aspettavano mi avrebbero penalizzato per il ritardo.
Dovevo tornare in quell’oscuro paese del basso veneto, così diverso dalle mie abitudini, nel quale ero finito per uno di quegli imperscrutabili giochi del destino per fuggire da una famiglia che mi stava stretta da parecchio tempo e potermi costruire uno zoccolo duro che mi consentisse di vivere alla mia maniera.
Purtroppo la scelta non era stata delle più oculate e quindi stavo pagando lo scotto di una scelta emotiva e poco riflessiva.
Per l’esperienza fatta nella mia famiglia d’origine non è che avessi molta voglia di far continuare la mia stirpe.
Sapevo benissimo quali e quante difficoltà portano le famiglie numerose ma poi, quando le mie bambine sono venute al mondo, non c’è stato un momento che le abbia sentite per me un peso.
Ho sempre cercato di essere paziente e di seguire con attenzione, premura e rispetto la loro crescita ed il loro diritto di diventare donne per come volevano loro.
Sono stato fortunato perché non mi hanno mai dato problemi e vorrei poter continuare ad essere per loro quel padre attento, sensibile, discreto e disponibile.
22 Maggio 2003 Piero Greco
